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TROFEO VANONI 2021

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A Morbegno risuona ancora La Marsigliese.Foto & Classifica on line!!

24/10/2021
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Il terzetto d’oltralpe è partito cauto in prima frazione con Alexandre Fine, ha rimontato in seconda frazione con uno stratosferico Sylvain Cachard, per poi mettere la freccia in terza con il debuttante Klein Thodore...

La Francia di Jan Claude Louison riprende da dove aveva lasciato. Il terzetto d’oltralpe è partito cauto in prima frazione con Alexandre Fine, ha rimontato in seconda frazione con uno stratosferico Sylvain Cachard, per poi mettere la freccia in terza con il debuttante Klein Thodore. Insomma, cambiano i protagonisti, ma il risultato non cambia.

 

 

 

VALCHIESE, MAYBE NEXT YEAR: I bad boy del sodalizio trentino c’hanno creduto e pure provato a buttare il cuore oltre all’ostacolo. Dopo il 3° posto 2020 hanno scalato un’altra posizione in classifica, ma per il successo e la definitiva consacrazione al “mondiale delle foglie morte” l’appuntamento è rinviato al prossimo anno. Per ora il terzetto composto da  Alberto Vender, Luca Merli e Marco Filosi deve accontentarsi del piazzamento d’onore.

 

 

FALCHI DI LECCO, MAI COSI’ FORTI: Presentatisi a Morbegno in punta di piedi Luca Del Pero, Daniel Antonioli e Lorenzo Beltrami hanno dato spettacolo. Per loro una gara tutta in rimonta che li ha portati a centrare una storica terza piazza, ma soprattutto a stoppare il crono sul tempo di 1h32’11”; vale a dire a polverizzare lo storico 1h33’38” datato 2007 da Ratti, Gatti e Ardesi. Bravi ragazzi.

 

 

LA CRONACA: Doveva essere o Francia o Valchiese. I trentini c’hanno provato schierando in prima un Alberto Vender in grande forma. Transitato per primo allo scollinamento di Arzo davanti a un grimpeur di razza come Henry Aymonod (Malonno), il talentuoso atleta biancoazzurro è riuscito a lanciare con un buon vantaggio Luca Merli. Quest’ultimo ha resistito con le unghie e con i denti al ritorno di uno stratosferico Sylvain Cachard. In terza frazione la svolta. Il debuttante Theodore Klein ha messo la freccia, passando Marco Filosi. Quest’ultimo si è buttato in discesa come un vero “condor”, ma non è riuscito a riguadagnare la prima piazza. Il verdetto? Implacabile. Francia prima in 1h30’02”, davanti a Valchiese (1h30’14”) e Falchi Lecco (1h32’11”). Nei cinque anche la Slovenia di Bacan, Cvet, Spanring e la Recastello di Cagnati, Brasi, Ruga.

 

 

IL TRACCIATO: A fare la differenza, come sempre in questa ultima super classica della stagione, è stato ancora una volta un tracciato dove storia, tradizione, mito e leggenda si fondano in un tutt’uno regalando emozioni indimenticabili a grandi campioni e semplici appassionati. Un tracciato sempre difficile da interpretare, dove per eccellere devi essere sia scalatore leggero, sia discesista spericolato. Su quelle prime rampe dove i ciottoli di questo storico selciato sembrano sfidare la legge di gravità, i corridori che hanno la lucidità e la forza di alzare lo sguardo da terra leggono una scritta che è l’emblema di questo evento «A Morbegno nessuno è estraneo, l’unico estraneo è l’amico che non hai ancora conosciuto».

 

 

Il bellissimo messaggio di ben venuto, quasi un testamento  di Pietro Bottà, un’icona di questa gara. Ma torniamo al tracciato, un anello tecnico da affrontare con la testa in salita e con il cuore in discesa. 7250 metri e un dislivello di 435 metri.  Partenza - arrivo soni nella centralissima via Vanoni, gran premio della montagna in località Arzo. La salita ripercorre ampi tratti dell’antica via Priula, storica strada di collegamento tra la Valtellina e la Repubblica di Venezia. La seconda parte è per veri gourmet della discesa. Il record individuale della gara appartiene all’orobico Alex Baldaccini 28’21” mentre quello a squadre è della gloriosa Forestale con 1h28’55” siglato da Marco Rinaldi, Emanuele Manzi e Marco De Gasperi.

 

 

L’ATMOSFERA: Non c’è Covid che tenga. Anche con le dovute precauzioni e rispettando tutte le precauzioni del caso, il calore del pubblico morbegnese è e continua ad essere il valore aggiunto del Trofeo Vanoni. Tanto che un’edizione a “porte chiuse” non sarebbe nemmeno pensabile. E’ grazie a quel pubblico che si fanno grandi performance e per colpa di quel pubblico che mesi di allenamento e di sacrifici vanno a farsi a benedire sulle primissime rampe.

 

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