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MAREMONTANA 2013 - LOANO (SV)

Sottotitolo: 
Mesto epilogo per la gara ligure....

Redazione
25/3/2013
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MUORE
paolo
ponzo

Paolo Ponzo non ce l'ha fatta. L'ex calciatore, ricoverato all'ospedale di Pietra Ligure si è spento in tarda serata....

Mesto epilogo per la spettacolare gara ligure Maremontana. Quella che doveva essere una bella giornata di sport e di festa, ieri si è letteralemnte trasformata in tragedia. Complice un meteo avverso, l'ex calciatore savonese Paolo Ponzo (aveva giocato due stagioni in A con il Modena e ben 200 partite nella serie cadetta) è stato colto da malore mentre era impegnato sul tracciato da 47km. Accasciatosi in una zona impervia che ha reso notevolmente complicate le operazioni di soccorso, da quanto si apprende da le pagine di "La Stampa",  è stato trasportato due ore in barella a braccia con medici e volontari del soccorso che gli hanno praticato un massaggio cardiaco.  Quando è arrivato all'ospedale di Pietra Ligure le sue condizioni erano gravissime; verso le 21.30 è morto.

 

Altri concorrenti, arrivati praticamente "congelati" a quota 900 sul livello del mare con una temperatura di due gradi centigradi e un fastidioso nevischio, sono stati ospitati nell’abbazia di San Pietro ai Monti. Qui sono state distribuite loro coperte e bevande calde in attesa del trasferimento in auto al punto di partenza e, nel caso del più grave, all’ospedale Santa Corona

 

Sgomento tra gli organizzatori che con il cuore spezzato dal dolore hanno dichiarato: «Paolo Ponzo oltre a essere un atleta era anche un amico. Noi organizzatori, così come tutti i volontari, siamo profondamente provati dalla sua tragica scomparsa. Paolo è stato colto da malore sul percorso di gara. E’ stato soccorso, ma in breve tempo ha avuto un arresto cardiaco. Portato al Pronto Soccorso di Pietra Ligure, purtroppo i tentativi di rianimarlo sono stati vani. Non ci sono parole per esprimere il nostro stato d'animo e il dolore che proviamo in questo momento».

Commenti

le piu' sentite condoglianze alla famiglia di questo atleta ..................è facile adesso dire "si potrebbe potuto evitare" ma chi fa questo sport digerisce sempre male le decisioni di ridurre o annullare una gara da parte dell'organizzazione.............con i "se" e con i "ma" si risolve ben poco. Confido sempre che in ogni evento siano state prese tutte le precauzioni possibili. Qualche settimana fa ho partecipato anch'io ad un trail di 20 km in notturna sotto un'acqua costante, in mezzo a boschi e prati impregnati d'acqua e mentre andavo mi domandavo in caso di un infortunio come avrebbero fatto a venirmi a recuperare ??? E' andato tutto bene a tutti ma correre in certe condizioni a volte è al limite ............ma come ho detto all'inizio sono io il primo a brontolare se il programma viene modificato ma bisogna capire che se lo fanno e' per la nostra incolumità. Una preghiera per PAOLO E PER I SUOI FAMIGLIARI. Ciao Paolo

ho pianto per Paolo anche se non lo conoscevo, sono un runner come lui e devo dire che a volte correndo sotto sforzo e soprattutto con tempo avverso mi e'sembrato di non riuscire a farcela.- Mi raccomando non prendetevela con gli organizzatori, loro non possono nulla contro queste fatalita'; Il trail e' una gara dura ed il freddo in quota bisogna aspettarselo anche in primavera.

Che Dio lo accolga.

Si fa presto anche a dire che gli organizzatori non hanno responsabilità. E invece ne hanno di oggettive: potevano e dovevano considerare le condizioni meteo. E' facile cedere anche per loro al fascino di essere ricordati per le estreme condizioni meteo in cui si è svolta la competizione, pensare che questo promuova l'evento nel novero delle gare "importanti". Che bella prova di organizzazione alla Ligure!

Le previsioni meteo sono disponibili per tutti: anche se gli organizzatori non annullano la gara i singoli atleti possono decidere di non partire se ritengono che sarebbe troppo pericoloso, o attrezzarsi meglio per ridurre i rischi. L'ambiente naturale è di per se rischioso, una gara in montagna o in collina non permette soccorsi rapidi come in città (e se il cellulare non prende, come si chiama il 118?), e dovrebbe essere affrontata sempre con la logica dell'autosufficienza (qualche etto in più di equipaggiamento può salvare la vita, anche se ruba secondi alla prestazione). Naturalmente l'organizzazione dovrebbe commisurare il percorso alle proprie capacità logistiche.

mi dispiace per l'accaduto ma sono d'accordo con Paolo io vado spesso in imalaya e le condizioni meteo si sapevano tutti nessuno ci ha obbligati ha partire.

Lo sport a volte è sfida e rischio, ma l'importante è che sia anche consapevolezza. E' chiaro che nessuno mai si aspetta facendo una passeggiata di poter morire, cosa diversa è invece quando si tenta un record, si sfida altra gente. Noi possiamo essere sicuri solo se restiamo nei nostri limiti, ascoltando il nostro corpo, attenti ad ogni minima variazione... altrimenti è inevitabile l'incidente a volte senza soluzione.

sono di modena e pratico ultra-trail,l'attrezzatura e l'abbigliamento sono elementi fondamentali, in alcuni casi occorre saper rinunciare. veramente colpito.....lasciera' un segno.

Intanto un abbraccio ai famigliari di Paolo. Non conosco gli eventi e quindi non mi esprimo in merito a quanto avvenuto in specifico. Non posso che pensare che l'organizzazione abbia fatto del suo meglio. Due parole, però, a salvaguardia del nostro sport per evitare di dare argomenti a chi ci vuole male: ocoorerà prestare più attenzione in futuro: prevedere sempre percorso alternativo per potere fare svolgere la gara e materiale obbligatorio in relazione alle difficoltà climatiche (i volontari del servizio di soccorso non possono avere materiale, es. coperte termiche, per tutti). L'organizzazione di un evento responsabilizza il Direttore di gara al di la della volontà e del buno senso dei singoli partecipanti. Se non sussistono le condizioni la gara va annullata o realizzata su adeguato percorso di emergenza ad insindacabile giudizio del Direttore di gara. Il possibile maltempo è il "rischio di impresa" di chi, come me, organizza lo sport all'aria aperta. Occorre tenerne conto. Se hanno fermato la Milano Sanremo possiamo anche fermare le nostre gare. E pazienza se per una volta una epica impresa si trasforma in una sana birra alla prima piola libera.

Sono passati 10 gg e continuo a provare una enorme tristezza per Paolo e le sua famiglia: di gara ne faremo altre, anche di Maremontana, di pioggia, vento e fango ne prenderemo altra, ma l'affetto di quel padre di famiglia per moglie e cuccioli non ritornerà. E' così purtroppo! Per la Maremontana ero iscritto alla lunga e la notizia della sospensione mi ha colto sul traverso tra San Pietro ed il Giogo. Forse era prevedibile, forse era scorciabile, ma di sicuro si era corso altre volte con la pioggia (vedi le 3 edizioni di S. Croce, 3 rifugi 2011, M. Casto...), con il vento, con un freddo inaspettato, ma previsto e comunicato. I più (dei 500 partecipanti) erano ben coperti, pochi, il 5% circa, hanno avuto problemi. Ci può stare sono scelte personali come vestirsi tra gente adulta che, in caso di equipaggiamento imposto, possono alla prima curva disfarsi di tutto quello che ritengono superfluo ed ev pagarne le conseguenze. Che dire: nulla, poteva succedere, un po' di infreddoliti, una gara sospesa, un po' di problemi logistici e tutti sotto la doccia! Ma fino a quel punto credo che nulla possa essere addebitato agli organizzatori, che non dimentichiamolo, sono appassionati come noi, volontari, che, talvolta, se non rientrano nelle spese, mettono di tasca propria! Grazie, a tal proposito, ai tanti tantissimi volontari lungo il percorso, loro si a rischio ipotermia! La tragedia è successa dopo, molto dopo, quando centinaia di persone avevano già pranzato ed uno dei primi, uno di quelli bravi, uno che era passato nel tratto più insidioso prima della sospensione della corsa, ha avuto problemi nel tratto finale. Sfinimento, freddo, malore, incapacità di valutarsi in vista dell'arrivo, orgoglio di arrivare cmq al traguardo? Questo non lo sapremo mai, ma è chiaro che questo sport è bello anche perchè attraversa lunghi tratti selvaggi dove un soccorso può tardare molto ad arrivare. Ma chi si iscrive ad un trail questo lo sa! R.I.P. Paolo!

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