SOLO ALLENARSI.... A VOLTE NON BASTA

SOLO ALLENARSI.... A VOLTE NON BASTA - Oggi ragioniamo sulla tecnica...

SOLO ALLENARSI.... A VOLTE NON BASTA

Oggi ragioniamo sulla tecnica...

16/07/2013 - Scritto da: Davide Nappo - letto 3623 volte

L'aspetto tecnico del gesto nella corsa è una parte molto importante della performance dell'atleta. Meglio quindi non sottovalutarla....

Negli anni passati e ancora tuttora, purtroppo, l'allenamento del corridore tende a concentrarsi molto sugli aspetti metabolici della prestazione, dimenticandosi che gli sport di endurance sono composti da gesti ciclici e anche minime variazioni, ripetute migliaia di volte possono incidere notevolmente sulle sollecitazioni che il corpo subisce o può esprimere per avanzare.

 

In generale quando un soggetto inizia a correre, il corpo sceglie spontaneamente il modo più economico e redditizio di farlo in base alle risorse che ha a disposizione: coordinazione, forza, elasticità dei vari gruppi muscolari. Tanto è vero che molte volte è possibile riconoscere una persona anche da molto lontano in base a come corre o cammina, tuttavia queste caratteristiche che il corpo ha sviluppato in base ad esperienze motorie precedenti, altri sport, posture o posizioni richieste dall'ambito lavorativo non sono sempre ottimali anche per correre.

 

Ma cosa vuol dire esercitarsi nella tecnica di corsa?

Non significa certo fare ripetute di skip, calciata, corsa rotonda, pinocchietto e rullata (esistono molti nomi anche di fantasia usati da diversi allenatori che ho conosciuto); significa innanzitutto semplicemente correre cercando di modificare alcuni atteggiamenti spontanei allo scopo di ottimizzare il gesto.

Fare andature tecniche tanto per per farle può essere inutile o addirittura dannoso: devo sapere cosa osservare, modificare, enfatizzare.

Si può iniziare anche solo correndo al lento per alcuni tratti con correzioni molto generiche, come quelle che ho cercato di descrivere negli articoli precedenti, e poi, sotto l'occhio attento di esperti, correggere con andature specifiche o piccoli allunghi, le varie fasi del gesto.

 

Ovviamente i problemi nascono quando a dare consigli tecnici è personale non esperto in materia oppure quando l'atleta non è in grado di mettere in pratica quanto gli viene richiesto. Ad esempio un soggetto che corre con un baricentro troppo avanzato e molto spesso soffre di problematiche alla loggia posteriore della gamba o di tendiniti dell'achilleo deve eseguire delle esercitazioni specifiche per correggere questo aspetto e ovviamente non avrà nessun beneficio dal compiere esercitazioni di skip, calciata o qualunque altra andatura che non si focalizzi su questa correzione, anzi, potrebbe averne addirittura un effetto dannoso nel caso in cui esegua questi gesti premendo eccessivamente contro il terreno e aumentando quindi lo stiramento delle strutture del polpaccio.

 

La difficoltà della corsa sta nel fatto che è un gesto molto difficile da analizzare per la sua enorme variabilità e la velocità cui viene eseguito. Nel ciclismo è già stato dimostrato che esistono almeno due modi per spingere la pedalata pur essendo apparentemente questo gesto vincolato e meccanicamente sempre uguale: gli atleti d'elite sono quelli che hanno il miglior equilibrio tra questi due sistemi e non sfruttano eccessivamente né l'uno né l'altro. Anche nella corsa ad esempio un soggetto che mostra un'eccessiva rotazione del bacino durante i movimenti degli arti inferiori è più a rischio per sviluppare il mal di schiena rispetto a chi ha una buona stabilità. 

 

 

 

L'allenatore o il fisioterapista dovrebbero individuare non più di un aspetto alla volta da correggere nel proprio atleta e richiedergli durante il lento o durante ripetute di bassa-media intensità una correzione. Ovviamente all'inizio questa correzione porta ad un peggioramento della performance perché non sto utilizzando i miei muscoli nella maniera in cui essi sono abituati a lavorare, ma se ciò viene fatto con l'obiettivo di ridurre il carico eccessivo che si viene a creare in un distretto, può portare ad una più tardivo affaticamento o a un minor rischio di infortuni.

 

 

Detto questo, può aver senso fare esercitazioni tecniche durante la stagione agonistica?

La risposta penso possa essere assolutamente affermativa, ma è ovvio che è importante scegliere gli esercizi giusti e con un dosaggio limitato.

Non è certo questo il momento di ricercare cambiamenti che stravolgano l'assetto dell'atleta...ormai il grosso del lavoro di preparazione è alle spalle ed è ormai il tempo di raccogliere i frutti di quanto fatto.

 

 

 

Correre i “lenti” eseguendo brevi tratti di 3-5 minuti leggermente più “tranquilli” e curando un aspetto relativo ad appoggio, posizione del tronco, oppure azione del anca e del ginocchio, può essere molto utile per migliorare i tempi di recupero soprattutto se c'è un distretto che risente più degli altri durante le prove di gara, ma anche un modo valido di rompere la noia di un allenamento poco stimolante, ma fondamentale come i “rigeneranti”.

 

In alternativa, eseguire da 10 a 15 volte 40-60m con un'attenzione particolare ad una fase della corsa, magari anche in tratti di salita o discesa, può essere una valida alternativa ad un allenamento infrasettimale in caso di gare ravvicinate che necessita di “risvegliare le gambe”, magari senza affaticare ulteriormente i muscoli stanchi come in un lavoro di prove ripetute; specialmente gli amatori possono approfittare di questa opportunità il mercoledì o il giovedì, se sentono di essere ancora provati dall'impegno della domenica. L'atleta evoluto può inserirlo invece nei primi giorni della settimana per arrivare più “pronto” al lavoro di richiamo su ripetute da farsi eventualmente prima del successivo impegno agonistico domenicale.


 

 

Per l'atleta infortunato, invece, ragionare sui motivi del sovraccarico e cercare di porre rimedio è di fondamentale importanza e anche una bella riflessione su tecnica di corsa, tipo di allenamento svolto ed errori commessi può essere di grande aiuto...in qualunque periodo dell'anno!

 


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