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UELI STECK A DF SPORT SPECIALIST - BEVERA (LC)

Sottotitolo: 
Riflessioni a caldo di Rossano Libera....

Rossano Libera
8/2/2013
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Alpinismo o Sport? Forse quello di Ueli Steck è semplicemente alpinismo portato ad un "livello superiore"....

Pubblico delle grandi occasioni nella sede lecchese di DF Sport Specialist per uno dei mostri sacri dell'Alpinismo, quello con la "A" maiuscola: Ueli Steck. Per presentarlo, anche noi come Sergio Longoni, abbiamo scelto le parole e il pensiero di un altro fuoriclasse del verticale, la guida alpina Rossano Libera che così ha voluto rendergli omaggio...

 

L’ ospite di questa sera è talmente conosciuto che mi rende fin troppo facile il compito, potrei semplicemente dire che è uno degli alpinisti più forti al mondo, che già basterebbe ma Ueli non è solo questo e vedremo il perché.

Personalmente lo conosco di fama dal 2005, anno in cui, col suo progetto denominato “Kumbu Express”, si proponeva di salire 3 cime himalayane di 6.000mt. per vie nuove in solitaria ed in velocità, perché questo è il suo stile. Progetto riuscito solo in parte, in quanto sull’ Ama Dablam dovette fare dietro front alla quota di 5.900mt. per le condizioni proibitive e molto pericolose della parete, dopo essersi preso un tot di rischi. Salì comunque il Tawoche ed il Cholatse . Appresi questo dalle pagine di una rivista di settore e ricordo le foto davvero impressionanti che accompagnavano quelle salite; impressionante era anche quella che lo ritraeva slegato sulla parete del Wenden, in Svizzera, sulla via “Excalibur”, una via davvero molto delicata,dove il minimo errore può essere fatale se la si sale come ha fatto lui. Ma forse, la foto più impressionante di tutte, era quella dove lui, sempre slegato, era impegnato su “Crack Baby”, una cascata di ghiaccio  di 11 tiri davvero difficile e pericolosa che, nell’ anno della sua apertura, fu gradata di 7’ grado... Per queste impressionanti performance  mi convinsi che, se fosse andato avanti così, questo ragazzo non sarebbe certamente arrivato ai 30anni...(Benchè ne avesse già 29...)

Come sappiamo bene, non solo è andato avanti così ma ha fatto anche di più e stasera è qui, vivo, e ce lo racconterà!

Ueli è balzato all’attenzione delle cronache  per aver salito le 3 Nord delle Alpi (Eiger, Cervino e Jorasses) in inverno, slegato, nel tempo complessivo di 7h e 4 minuti, davvero incredibile!

 

 

Quando, nel 2008, Ueli ha salito i 1800 metri della parete Nord dell’ Eiger  in 2h.47 ,qualcuno ha storto il naso dicendo che quello non è più alpinismo ma piuttosto sport! Ebbene, chi la pensa così, probabilmente di alpinismo capisce ben poco e conosce ben poco. Vorrei allora rinfrescargli la memoria: Nel 1969 un alpinista salì la parete Nord delle Droites in solitaria, slegato e in velocità; anche allora ci fu chi gridò allo scandalo degradando una simile prestazione a sport; 5 anni dopo, lo stesso alpinista, accompagnato da Peter Habeler ,salì la parete Nord dell’ Eiger nel tempo record di 10 ore! Tempo a tutt’oggi rispettabilissimo per una cordata. Anche in quel caso qualcuno disse che correre su una parete simile non è alpinismo. Beh, quell’alpinista era un certo Reinhold Messner e quelle salite gli anno permesso di fare ciò che ha fatto poi in Himalaya.

Mettiamo che due di voi tra il pubblico decidessero di salire proprio quella parete nei prossimi giorni. Ovviamente equipaggiati per affrontare uno o due bivacchi, in base alle capacità presunte; è pur sempre l’Eiger, è pur sempre inverno... Giunti a metà parete venite passati a gran velocità da uno che impiegherà poco meno di tre ore, mentre voi impiegherete 3 giorni. Allora il vostro è alpinismo puro e quello che faceva lui è sport? Stessa parete, medesime condizioni, materiali simili... Non è che lui faceva la stessa cosa (ALPINISMO) ma ad un livello semplicemente superiore? Questo va ammesso, anche se un po’ brucia! E’ semplicemente EVOLUZIONE, esiste da sempre, in qualunque disciplina, anche in alpinismo!

L’alpinismo  è sempre stato in evoluzione. Se negli anni ’40 una cordata di punta impiegava 2 o 3 giorni per salire la parete N.E. del Badile, oggi ad una cordata media bastano 6/8 ore... Questo grazie all’ evoluzione nella tecnica, nell’ allenamento, nel materiale... Spesso però la più grande evoluzione è nella testa...

 

 

Nella corsa ai quattordici 8.000, già chi è arrivato subito dopo Messner, ha saputo fare molto meglio. Sto parlando del polacco Jerzy Kukuczka, che ha impiegato esattamente la metà del tempo di Messner salendone ben 9 per vie nuove di cui 1 in solitaria e 4 in invernale di cui 1 per una via nuova! A tutt’oggi nessuno è più riuscito a fare meglio. Messner stesso gli disse che non era stato il secondo ma  semplicemente il più grande... Ma oggi la sfida laggiù ha altri obiettivi. Sempre Messner dice che salire oggi degli 8.000 per la via normale non è più alpinismo ma turismo! Nemmeno chi sale un 8.000 in inverno può definirsi un Himalaysta al top, queste cose si facevano già 30 anni fa (appunto Kukuczka, o Krzysztof Wielicky  che nel 1980 salì in inverno sull’ Everest!!!)

Ma allora, chiederete voi, cosa vuol dire fare la differenza oggi in Himalaya?

La strada per l’alpinismo di punta del futuro in Himalaya l’ha indicata Steve House nel 2005 sul Nanga Parbat con la sua salita visionaria del versante Rupal insieme a Vince Anderson; 4.100 metri di scalata in puro stile alpino e massima leggerezza ! Ovviamente una salita che fece parlare tutto il mondo e che vinse il “Piolet d’ Or”.                                                    

Qualche anno dopo, due ragazzi salirono il Tengkampoche un 6.000 Himalayano, aprendo una difficile via nuova lungo i 2.000metri della sua parete Nord impiegando solo un paio di giorni. Questa salita di Ueli con Simon Anthamatten  è ingiustamente passata praticamente inosservata  qui da noi , ma aprire una via nuova su una cima di 6.500mt. con difficoltà tecniche così elevate su 2.000 metri di parete Nord con quello stile e, soprattutto  quella velocità, è semplicemente futuro...

 

Certo, se avessero impiegato una settimana, anziché 2 soli giorni condendo il tutto magari con una mezza tragedia nel maltempo, i mass-media ci avrebbero fatto le capriole!  Ma l’alpinismo del futuro è velocità, anche su quelle difficoltà, a quelle quote, su pareti così grandi e la velocità, soprattutto in Himalaya, vuol dire sicurezza... Ah, comunque, per questa salita vinsero il “Piolet d’Or”!...

Ma qui da noi diamo più importanza ad alpinisti che fanno di tutto per diventare famosi, non per diventare davvero forti e non è detto che le due cose siano correlate...

Sono pochissimi gli alpinisti al mondo capaci di salite del genere, 4 o 5 al massimo. Per ciò che hanno dimostrato negli ultimi anni in Himalaya, nel gotha dell’ alpinismo mondiale sono da citare il kazako Denis Urubko, lo sloveno Marko Pretzely, l’americano Steve House e...lui".

 

 

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